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   Studio Oculistico prof. A. Di Giovanni, Napoli.

                               Sedi: Vomero e Colli Aminei, Napoli, Italia.

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Lo Studio Oculistico Di Giovanni è a Napoli e affianca alla attività clinica un Servizio di consulenza in rete. Oltre che nelle normali attività diagnostiche (visita oculistica, misurazione vista,tonometria, fondo oculare, esame della motilità oculare), è specializzato in Chirurgia con laser ad eccimeri (correzione di miopia, ipermetropia e astigmatismo con Laser: PRK - LASIK - LASEK), Glaucoma (visite e tests specifici per la diagnosi e la cura di questa patologia), Oftalmologia pediatrica (difetti visivi e strabismo nei bambini). Lo Studio Oculistico Di Giovanni è, inoltre, uno dei pochi Centri in Italia che si interessa in modo specialistico di Uveite, di complicazioni oculari in corso di malattie reumatiche e autoimmuni, di terapia medica dell'esoftalmo tiroideo e di Patologia Corneo-Congiuntivale (diagnosi e cura delle infiammazioni interne dell'occhio, diagnosi e cura della congiuntivite allergica, infettiva e da alterazione del film lacrimale; diagnosi e cura delle patologie della Cornea; esami di laboratorio e strumentali per patologie della Cornea e della Congiuntiva di difficile diagnosi e terapia). Lo Studio Oculistico Di Giovanni offre, inoltre, servizi di Consulenza per altri Studi Oculistici nel campo della patologia corneo-congiuntivale. Il prof. Alfredo Di Giovanni, medico chirurgo specialista in Oculistica, è docente presso l'Università del Molise e la Scuola di Specializzazione di Oculistica dell'Università di Ferrara.
 



Prenotazioni di visite oculistiche ed esami strumentali

Se hai bisogno di effettuare una visita oculistica presso il nostro Studio puoi prenotarla telefonando al 08119575009 o al 3386406675. Se hai bisogno di effettuare solo esami strumentali o di laboratorio (Topografia Corneale, Perimetria Computerizzata / Campo Visivo Computerizzato, Citologia congiuntivale, tests di valutazione lacrimale etc.) puoi prenotarli presso di noi telefonando al 08119575009 o al 3386406675.

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da wikipedia: I sintomi possono scomparire senza alcuna cura  ma il trattamento può aiutare ad aumentare la probabilità e la durata delle remissioni.Gocce di lacrime artificiali o unguenti possono essere un buon rimedi per i casi più leggeri. Gocce con piccolo dosaggio di steroidi  come il prednisone. il fluorometholone. o il rimexolone. Le gocce con steroidi devono essere usate con attenzione. e la pressione. del bulbo oculare deve essere misurata regolarmente durante la terapia. Le Lenti a contatto morbide curative proteggono la cornea dallo sfregamento con la palpebra riducendo il numero e la gravità delle lesioni. La Ciclosporina è una terapia sperimentale per la TSPK. È usata comunemente per i trapianti dal momento che riduce la risposta del sistema immunitario. Intervento chirurgico al laser  generalmente sconsigliato. Chirurgia refrattivaDa Wikipedia  l'enciclopedia libera.Vai a: Navigazione. cercaLa chirurgia refrattiva è una tecnica chirurgica che viene usata per correggere  intervenendo sulla cornea  i vizi refrattivi dovuti ad un difetto di focalizzazione.delle immagini sulla retina.Tali difetti possono essere la miopia  l'ipermetropia e l'astigmatismo (a seconda che l'immagine sia focalizzata davanti o dietro la retina o sdoppiata). Questi difetti  la cui entità viene espressa in diottrie e  nel caso dell'astigmatismo  anche da un asse che ne indica l'orientamento  possono essere corretti ricorrendo a diverse tipologie di intervento. La classificazione. primaria è tra chirurgia corneale e intraoculare.I suddetti difetti possono essere normalmente corretti senza rischi con l'uso di occhiali e lenti a contatto. L'intervento chirurgico è generalmente consigliato solo quando tali strumenti non sono ben sopportati: difetti forti  difetti molto sbilanciati tra un occhio e l'altro  casi di intolleranza alle lenti  o attività lavorative dove l'uso di lenti costituisca un problema (ad esempio l'aviazione). Il valore del difetto viene misurato durante un apposita visita  durante la quale il medico ottiene una serie di dati per la corretta esecuzione.dell'intervento dei quali i più importanti sono: la misurazione. della vista (cicloplegia)  la correzione refrattiva  la topografia corneale  lo spessore corneale  il diametro pupillare.L'intervento è definitivo  ma richiede un periodo di assestamento di qualche mese e non c'è garanzia dell'ottenimento di una visione. perfetta (10/10). Sebbene la capacità visiva migliori sempre  talvolta può permanere un piccolo residuo refrattivo. Nel caso il risultato ottenuto non fosse soddisfacente  si può ricorrere ad un intervento correttivo successivo ove possibile.Indice [nascondi]1 Chirurgia refrattiva corneale 1.1 PRK 1.2 LASEK 1.3 LASIK 1.4 WG-PRK e WG-LASIK 1.5 Termocheratoplastica 1.6 Cheratotomia radiale 1.7 Epicheratoplastica 1.8 Anelli intrastromali 2 Chirurgia refrattiva intraoculare 3 Bibliografia [modifica] Chirurgia refrattiva cornealeLa correzione.dei difetti refrattivi avviene mediante un'ablazione del tessuto corneale che rimodella la cornea in modo da creare una sorta di lente biologica che corregge il difetto del paziente. Le tecniche più moderne fanno uso di un laser controllato da computer per limare la cornea con grande precisione.Questi interventi sono poco invasivi e avvengono senza necessità di degenza  in anestesia locale  con l'applicazione di collirio anestetico. Il medico utilizza costantemente un microscopio operatorio per osservare la cornea.Viene richiesta una buona collaborazione da parte del paziente ed una corretta esecuzione della terapia assegnata dal medico  sia pre che post operatoria. Anche se semplice e di veloce esecuzione si tratta pur sempre di un intervento chirurgico e non deve essere sottovalutata la sua importanza e soprattutto i possibili effetti indesiderati.[modifica] PRKLa tecnica PRK (acronimo di PhotoRefractive Keratectomy  fotocheratotomia refrattiva) è efficacie su miopia e/o astigmatismo non troppo elevati. Si utilizza il laser a eccimeri  che asporta i tessuti per evaporazione con la precisione del micron. Il medico asporta prima manualmente la parte superficiale della cornea  detta epitelio  poi esegue il laser. Una volta finito applica una lente a contatto protettiva che sarà tolta durante i successivi controlli  quando l'epitelio si sarà riformato o quando il medico lo riterrà opportuno.Effetti collaterali nei primi giorni possono essere dolore  lacrimazione senso di corpo estraneo  fotofobia. Altri effetti temporanei ma più lenti a scomparire possono essere ipermetropia dovuta all'eccessiva correzione e opacizzazione dovuta alla cicatrizzazione. Solo in rari casi la cicatrizzazione può lasciare tracce permanenti che riducono la qualità della vista.[modifica] LASEKLASEK (acronimo di LASer Epithelial Keratomileusis  cheratomileusi laser epiteliale) è un trattamento abbinato al PRK  che prevede la conservazione.dell'epitelio originale anziché la sua rimozione. L'epitelio viene preservato con una soluzione chimica  sollevato ma non completamente asportato  e ribaltato di lato. Quindi si applica il laser come nel PRK  e infine si riporta l'epitelio nella sua posizione originale  dove si risalda da solo (senza punti di sutura). La lente a contatto protettiva si applica sopra l'epitelio rimasto in buona parte intatto; non occorre quindi attendere che si riformi da zero. È molto importante non urtare o strofinare l'occhio per qualche giorno.[modifica] LASIKLa tecnica LASIK (acronimo di LASer In situ Keratomileusis  cheratomileusi laser in sito) è un trattamento misto abbinato al laser ad eccimeri.Prima di applicare il laser  il chirurgo rimuove un sottile strato di cornea usando un microcheratomo o micropialla (laser o meccanico). Questa fetta di tessuto non viene eliminata ma ribaltata di lato per creare un "flap" corneale  una specie di sportello sotto il quale viene effettuato il laser. La modellazione avviene quindi all'interno della cornea  e promette risultati migliori per miopie elevate. Al termine  lo strato di cornea viene riposizionato e si risalda da solo (senza punti di sutura). È molto importante non urtare o strofinare l'occhio per qualche giorno.Rispetto al PRK-LASEK  il LASIK causa in genere meno fastidi e un recupero più veloce  ma è una tecnica più invasiva nei confronti della cornea. In rari casi  traumi possono causare dislocazione degli strati corneali anche anni dopo l'intervento.[modifica] WG-PRK e WG-LASIKWG-PRK (acronimo di Wavefront Guided PhotoRefractive Keratectomy  fotocheratotomia refrattiva guidata da fronte d'onda) è un termine molto recente che indica il trattamento PRK guidato da una mappa aberrometrica dell'occhio del paziente. Discorso analogo per il WG-LASIK. Sono anche detti laser di quarta generazione.in cui non si tiene solo conto della refrazione oculare ma più precisamente della mappa aberrometrica.[modifica] TermocheratoplasticaDi recente introduzione è utilizzata solo nei casi di ipermetropia e astigmatismo  si serve di laser a olmio che sfrutta l'effetto di contrazione termica. Analoga alla PRK  ma è possibile una diminuzione della correzione ottenuta col passare del tempo.[modifica] Cheratotomia radialeE' un intervento già in uso dal 1977  che non si serve del laser  ma del bisturi diamantato per modificare la curvatura della cornea. Sebbene molti lo considerino superato  altri lo ritengono ancora efficace in alcuni casi di miopie basse ed astigmatismo. Le sue varianti sono la cheratotomia curva e trasversa  applicate all'astigmatismo.[modifica] EpicheratoplasticaConsiste nell'applicazione di una porzione di cornea proveniente da un donatore  lavorata come se fosse una lente a contatto  sulla cornea del paziente tramite sutura.[modifica] Anelli intrastromaliSono segmenti semicircolari di materiale plastico inseriti nello spessore della cornea (stroma)  al fine di modificarne la curvatura centrale. La particolarità di questo intervento corneale è la reversibilità.[modifica] Chirurgia refrattiva intraoculareComprende tecniche che prevedono l'impianto di lenti correttive artificiali all'interno dell'occhio  dietro o davanti all'iride  o addirittura la sostituzione del cristallino naturale con uno artificiale. Sono tecniche riservate a casi molto gravi e particolari  come cristallino già affetto da cataratta precoce. Non sono poco invasive come le tecniche corneali; espongono a tutte le complicanze legate agli interventi che prevedono l'apertura del bulbo.DacriocistiteDa Wikipedia  l'enciclopedia libera.Vai a: Navigazione cerca Questa voce di medicina è solo un abbozzo: contribuisci a migliorarla secondo le convenzioni di Wikipedia. Le informazioni qui riportate hanno solo un fine illustrativo: non sono riferibili né a prescrizioni né a consigli medici - Leggi il disclaimer La dacriocistite è l'infiammazione del sacco lacrimale il cui nome scientifico è DACRIO.E' possibile distinguere varie forme di dacriocistite  che comprendonouna forma neonatale  ovvero l'ostruzione congenita del dotto lacrimale (chiamata dacriostenosi): il neonato presenta epifora  edema palpebrale e fuoriuscita di pus dopo la spremitura del sacco lacrimale. La patologia in genere è auto-risolutiva in 6 mesi  può tuttavia essere utile l'impiego di antibiotici e il massaggio locale nella regione del sacco. negli adulti l'infiammazione è causata  in genere  da pneumococchi o streptococchi. una forma acuta  che consegue in genere all'ostruzione.del canale nasolacrimale. Il soggetto presenta dolore nella regione del sacco lacrimale  arrossamento locale  edema del tessuto  fuoriuscita di pus dopo la spremitura del canale lacrimale. La terapia si fonda sull'uso di antibiotici  locali e generali. una forma cronica  che in genere è l'evoluzione di una dacriocistite acuta  la quale col passare del tempo può portare al restringimento e all'occlusione delle vie lacrimali. Il soggetto presenta epifora  che ne è il sintomo principale  che si accompagna alla fuoriuscita di pus in seguito alla compressione della regione del sacco. La terapia antibiotica può rivelarsi insufficiente in questa forma di dacriocistite  rendendo quindi necessario il ricorso alla chirurgia. Il trattamento chirurgico prevede la creazione di una comunicazione tra sacco lacrimale e meato nasale superiore  permettendo il deflusso delle lacrime. Degenerazione maculare senileDa Wikipedia  l'enciclopedia libera.Vai a: Navigazione cerca Questa voce sembra trattare lo stesso argomento della voce degenerazione maculare. Contribuisci unendo i contenuti in una pagina unica  seguendo le linee guida. (Vedi anche la lista delle altre pagine da unire). Questa voce di medicina è solo un abbozzo: contribuisci a migliorarla secondo le convenzioni di Wikipedia.La degenerazione maculare senile o DMS è una patologia multifattoriale che colpisce la parte centrale della retina  in zona maculare  ad andamento progressivo  che può portare alla perdita completa ed irreversibile della visione centrale.Indice [nascondi]1 Forme 1.1 DMS secca 1.2 DMS essudativa 2 Voci correlate [modifica] FormeLa degenerazione.si presenta in due differenti forme:Secca o non essudativa Essudativa o neurovascolare [modifica] DMS seccaComprende circa il 90% della casistica di persone soggette a questa patologia.Le caratteristiche peculiari:Assenza di edema maculare Drusen dure; sulla zona maculare si formano depositi proteici e glicemici dovuti al riassorbimento sanguigno. I bordi sono definiti. Non sono presenti emorragie sotto retiniche [modifica] DMS essudativaComprende circa il 10% della casistica patologica.Le caratteristiche peculiari:Presenza significativa di edema maculare Drusen molli; i depositi hanno diffusione spaziale maggiore  con bordi indistinti. Il richiamo di vasi sanguigni  legati all' ipossia derivante  tendono ad aumentarne l' entità. Presenza frequente di emorragie sotto retiniche. DiottriaDa Wikipedia  l'enciclopedia libera.Vai a: Navigazione cerca Questa voce di fisica è solo un abbozzo: contribuisci a migliorarla secondo le convenzioni di Wikipedia.La diottria è l'unità di misura del potere di rifrazione di un sistema ottico ([m-1]). Esprime la capacità di un mezzo trasparente di modificare l'andamento della luce. In ottica  è l'unità di misura della potenza di una lente correttiva. Essa è uguale al reciproco della distanza focale espressa in metri  di una lente di un sistema ottico.[modifica] EsempioPer l'occhio umano  la distanza focale è circa f(norm) = 17 mm. Un occhio miope ha la stessa distanza focale di un occhio normale  ma  essendo più lungo  ha bisogno di una maggiore distanza focale affinché i raggi luminosi convergano sulla retina. Ad esempio  supponiamo che sia un mm più lungo e che quindi abbia bisogno di una distanza focale F = 18 mm.Volendo correggere il difetto di vista  si dovrà utilizzare una lente divergente di distanza focale f(corr).In un sistema di lenti composte è 1/F = 1/f(norm) + 1/f(corr)da cui1/f(corr) = 1/F - 1/f(norm) = -1/306 mm-1 = -0.0033 mm-1 = -3.3 m-1Cioè 1/f(corr) = -3.3 m-1 = -3.3 diottriePer una correzione di tale miopia sarà quindi necessaria una lente negativa (convessa) da 3.25 diottrie (poiché tipicamente le lenti per la correzione di difetti refrattivi vengono misurate in passi da 0.25).[modifica] Strumentazione di misuraLo strumento ottico utilizzato per misurare il potere diottrico di una singola lente è il frontifocometro.Estratto da "http://it.wikipedia.org/wiki/Diottria"Il distacco della retina (Ablatio retinae) è una patologia pericolosa dell'occhio che si presenta in seguito al sollevamento della neuroretina dall'epitelio pigmentato. La neuroretina (la componente retinica costituita dai fotorecettori e tutte le cellule nervose che permettono la trasmissione del segnale visivo)si trova adesa allo strato dell'epitelio pigmentato che permette il passaggio di materiali di nutrimento dalla sottostante coroide e permette la degradazione degli elementi esterni dei fotorecettori.Le forze di trazione del corpo vitreo sulla retina (in particolare in corrispondenza di zone.retiniche di minore resistenza (aree degenerative regmatogene) inducono rotture della retina  quindi si accumula liquido al di sotto della neuroretina che si solleva dall'epitelio pigmentato. A seconda della patogenesi  si distinguono diversi tipi di distacco di retina: a) Distacco di retina regmatogeno (sec. a rotture da trazione vitreoretinica) b) Distacco di retina post-traumatico c) Distacco di retina trazionale (es. sec. a retinopatia diabetica proliferante) d) Distacco di retina secondario (sieroso da neoformazione sottoretinica)Se la retina con le sue cellule nervose e i suoi fotorecettori non viene più nutrita tramite il contatto con l'epitelio pigmentoso  si arriva già dopo 48 ore ad una perdita funzionale parzialmente irreparabile delle porzioni di retina colpite. La retina può essere nuovamente attaccata all'epitelio pigmentoso tramite operazione. La capacità visiva della retina coinvolta può migliorare a seconda del periodo di tempo in cui è stata staccata. Senza operazione si incorre in un totale distaccamento della retina e quindi nella cecità dell'occhio coinvolto. A lungo termine subentra il rischio di Phthisis bulbi e perciò di perdita dell'occhio.I primi campanelli d'allarme sono la comparsa di lampi di luce (trazione.del corpo vitreo) e "visione di corpi volanti - miodesopsie" (dovuti alla disorganizzazione.del gel vitreale distaccato dalla parete oculare). Un distaccamento della retina in avanzamento si manifesta con una restrizione del campo visivo simile a quella di un sipario e in caso di distacco della macula retinica anche in una perdita fulminante della capacità di lettura dell'occhio coinvolto.[modifica] Prevenzione.

L'unica prevenzione è la visita oc ulistica periodica  per il riconoscimento ed il follow up di aree degenerative regmatogene che vanno  in determinati casi  trattati con fotocoagulazione laser. Gli oculisti consigliano ai gruppi a rischio (miopia elevata  lampi di luce o visione con "mosche volanti") di evitare attività che comportino traumi o bruschi movimenti del capo e dell'occhio.[modifica] Collegamenti esterniEmianopsiaDa Wikipedia  l'enciclopedia libera.Vai a: Navigazione.cercaL'emianopsia è la perdita della vista in metà del campo visivo. Si distinguono vari tipi di emianopsie:emianopsia bitemporale (perdita del campo visivo temporale per lesione mediana del chiasma ottico); emianopsia binasale (perdita del campo visivo nasale per lesione bilaterale ad entrambi i margini del chiasma ottico  estremamente rara); emianopsie eteronime destra e sinistra (perdita del campo visivo destro o sinistro per lesione rispettivamente  del tratto ottico di destra e di sinistra); emianopsie altitudinali (perdita della metà superiore o inferiore del campo visivo per lesione bilaterale delle radiazioni ottiche o della corteccia visiva  quando le lesioni sono monolaterali si parla di quadrantopsia ossia la perdita di un solo quadrante del campo visivo). Estratto da "http://it.wikipedia.org/wiki/Emianopsia"Ipovisione.

Da Wikipedia  l'enciclopedia libera.Vai a: Navigazione cercaIndice [nascondi]1 Definizione.

 2 Classificazione della visione.

ridotta 3 Anomalie associate 4 Metodi correttivi 4.1 Ridotta acuità visiva 4.1.1 Ingrandimento della distanza relativa 4.1.2 Ingrandimento angolare 4.1.3 Ingrandimento di grandezza relativa 4.2 Ridotto campo visivo 5 Voci correlate [modifica] Definizione.

L'ipovisione è un'alterazione dell'apparato visivo umano che ha come risultato una acutezza visiva molto ridotta  tale da avere profonde conseguenze sulla vita quotidiana. Può essere causata da vari fattori congeniti o acquisiti.Il termine ipovisione definisce in realtà disturbi della vista molto diversi fra loro  che vanno dalla visione profondamente sfocata  alla restrizione del campo visivo come se si guardasse il mondo attraverso un tubo  alla presenza di macchie oscure che coprono le immagini. Spesso l'ipovisione grave è un passaggio verso la definitiva cecità.[modifica] Classificazione della visione ridottaPer indicare il deficit visivo che porta ad avere una visione ridotta esiste una classificazione specifica:La cecità o amaurosi è definita totale quando l'occhio non percepisce totalmente la luce La cecità funzionale è presente quando il sistema visivo percepisce la luce  ma è incapace di rendere la percezione delle forme. La cecità legale è presente quando la percezione inferiore ad 1/10  non permette l'autonomia del soggetto  o quando l'estensione del campo visivo è inferiore ai 30°. l' ipovisione è definita da un angolo di campo visivo superiore ai 30° e da una visione inferiore od uguale ai 3/10. La collocazione in fascia d'età è definita statisticamente in un range compreso tra i 65 e gli 84 anni.[modifica] Anomalie associateL'ipovedente presenta una ridotta acuità visiva e spaziale  associata generalmente ad una limitazione del campo visivo. Le patologie che possono portare a questo deficit visivo sono molteplici:Albinismo Ridotta acuità visiva centrale  fotofobia per assenza di melanociti iridei e elevato errore refrattivo. Diabete Riduzione dell'acuità centrale dovuta ad edema retinico. Anomalie della cornea Essenzialmente il cheratocono in stadio avanzato  opacità di superficie  leucomi. Toxoplasmosi Associata alla corioretinite generata  si ha un notevole calo dell'acuità visiva centrale. Retinite pigmentosa L'atrofia dei recettori retinici deputati alla visione notturna e periferica  i bastoncelli provocano una diminuzione sensibile della visione notturna e del campo visivo. Degenerazione maculare senile e giovanile A causa dello scotoma centrale che si verifica in presenza di questa patologia  il visus decade profondamente. Glaucoma Si può presentare una riduzione o del campo visivo periferico o di quello centrale. [modifica] Metodi correttiviNei casi di ipovisione lieve è possibile il miglioramento della focalizzazione per lontano  applicando anteriormente all'occhio un foro stenopeico  che riduce però maggiormente il campo visivo. I metodi correttivi essenzialmente utilizzati seguono due criteri principali:Ridotta acuità visiva  si utilizzano ausili ottici e non ottici che forniscano un ingrandimento. Riduzione del campo visivo  si utilizzano ausili ottici che permettono un apparente ampliamento dell'angolo. [modifica] Ridotta acuità visivaVengono utilizzati ausili ingrandenti  capaci di aumentare la grandezza dell'immagine. Per aumentare l'ingrandimento si agisce con tre metodologie diverse:Ingrandimento della distanza relativa  attraverso ausili ottici Ingrandimento angolare  attraverso ausili ottici Ingrandimento di grandezza relativa  attraverso ausili non ottici. [modifica] Ingrandimento della distanza relativaQualsiasi oggetto osservato a minore distanza  crea sulla retina un'immagine di dimensioni maggiori. Partendo da questo presupposto  gli ausili ottici utilizzati in questa metodologia sono essenzialmente lenti positive. L'ingrandimento è dato dal rapporto tra le distanze di osservazione con e senza ausilio.esempio: la distanza di osservazione è pari a 30 cm  con l'ausilio a 3 cm. I=d/d' con d espresso in metri I=0 30/0 03=10X Il potere diottrico necessario per creare questo ingrandimento è dato dall'inverso della distanza espresso in metri. 1/d' 1/0 03=33 33DPer determinare l'ingrandimento necessario per ottenere l'acuità visiva richiesta  è possibile rapportare questa con l'abituale. esempio Acuità visiva abituale 2/10  acuità visiva richiesta 4/10 I=4/2=2X[modifica] Ingrandimento angolare Per approfondire  vedi la voce Telescopio. L'ingrandimento angolare è dato dal rapporto tra i due angoli sottesi dall'oggetto osservato e dalla relativa immagine fornita dagli ausili ottici. I principali utilizzati sono:telescopio galileiano telescopio kepleriano telescopio ad occhio d'ape Il telescopio galileiano è un sistema ottico semplice  composto da una lente anteriore  che funge da obiettivo positiva e da una posteriore  che funge da oculare negativa. La lunghezza focale dell'obiettivo deve essere pari a quella dell'oculare sommata alla distanza. Da questo si evince che il potere diottrico della lente negativa è decisamente superiore. I vantaggi sono nella praticità dell'ausilio utilizzato  con la limitazione ad un basso numero di ingrandimento.Il telescopio kepleriano si differenzia da quello galileiano per la presenza di due lenti entrambe positive  distanziate da una distanza pari alla somma delle due lunghezze focali. Con questo ausilio si aumenta notevolmente l'ingrandimento e la percezione periferica  anche se l'immagine viene capovolta. La lunghezza dell'ausilio risulta quindi maggiore rispetto al telescopio galileiano  per la presenza di un prisma raddrizzatore dell'immagine.Il telescopio ad occhio d'ape è composto da tre telescopi affiancati. Viene ad aumentarsi notevolmente l'ingrandimento  ma si perde essenzialmente nella focalizzazione dell'oggetto osservato.[modifica] Ingrandimento di grandezza relativaConsiste nel sovradimensionare l'oggetto considerato. Gli ausili non sono ottici ma utilizzano strumentazioni capaci di rendere ingrandita l'immagine attraverso un monitor.[modifica] Ridotto campo visivone i casi in cui si presenti una diminuzione nell'angolo del campo visivo  bisogna considerare che gli ausili che consentono di aumentarlo tendono a ridurre l'acuità visiva. I sistemi utilizzati sono essenzialmente:telescopi invertiti prismi specchi lenti anamorfiche Il telescopio invertito generalmente utilizzato è quello galileiano visto in precedenza  avente modesto ingrandimento.I prismi  solitamente a struttura di Fresnel si applicano su un occhiale  aventi le basi direzionate dallo stesso lato dell'anomalia  per stimolare zone retiniche ancora funzionali.Gli specchi  o a riflessione totale o semitrasparenti vengono posizionati dal lato opposto dell'anomalia del campo visivo. Applicati anch'essi ad un occhiale.Le lenti anamorfiche sono lenti oftalmiche cilindriche accoppiate  capaci di comprimere la dimensione orizzontale dell'oggetto esaminato  mantenendone inalterata l'altezzaLente a contatto.

Da Wikipedia  l'enciclopedia libera.Vai a: Navigazione cercaLe lenti a contatto sono piccole lenti che vengono poste a contatto con gli occhi per correggere difetti di rifrazione Presentano molti vantaggi ma gli occhi di alcune persone non le tollerano anche perché limitano la respirazione oculare. Lenti a contattoIndice [nascondi]1 Cenni storici 2 Coefficiente di permeabilità e trasmissibilità all'ossigeno 3 Tipi di lenti a contatto 3.1 Lenti rigide 3.1.1 Lenti rigide non gas-permeabili 3.1.1.1 PMMA 3.1.2 Lenti rigide gas-permeabili 3.1.2.1 CAB 3.1.2.2 Copolimero di silossano 3.1.2.3 Fluoroacrilati 3.2 Lenti morbide 3.2.1 Morbide non idrofile 3.2.2 Morbide idrofile 4 Manutenzione.4.1 Lenti rigide 4.1.1 Pulizia 4.1.2 Disinfezione.4.1.3 Risciacquo 4.1.4 Lubrificazione.5 Vantaggi delle lenti a contatto rispetto agli occhiali 6 Bibliografia [modifica] Cenni storici Adolf Fick  inventore delle lenti a contatto moderneLa nascita della lente a contatto si fa risalire a Leonardo da Vinci  che nel 1508 verificò che immergendo l'occhio in una sfera contenente acqua  esisteva un continuo ottico fra la superficie interna della sfera di vetro  e quella esterna della cornea. Successivamente Cartesio  nel 1636 pubblica La diottrica  in cui perfeziona l'idea di Leonardo  spiegando che un tubo riempito d'acqua e appoggiato sulla cornea  avente una lente all'estremità che sia perfettamente sovrapponibile alla cornea stessa  annulla o riduce le anomalie refrattive dell'occhio. Le lenti a contatto modernamente intese vanno fatte risalire alle scoperte di A.E. Fick  E. Kalt  A.E. Muller  rispettivamente in Svizzera  Francia e Germania. Queste lenti erano in materiale vetroso  ad appoggio sulla sclera  di grande diametro e mal sopportate fisiologicamente. Le prime lenti in materiale plastico si devono a due ricercatori americani  Dallos e Fleinbloom. I vantaggi rispetto al vetro sono immediati  diminuendo notevolmente il peso. Le prime lenti a contatto corneali rigide nascono nel 1950  aventi diametro inferiore a quello corneale  progettate da Bier. Agli inizi degli anni '60 due ricercatori cecoslovacchi  Lim e Wichterle progettarono le prime lenti a contatto in gel  le morbide.[modifica] Coefficiente di permeabilità e trasmissibilità all'ossigenoIl coefficiente di permeabilità è indicato col termine Dk  dove D è è uguale al coefficiente di diffusione di un gas attraverso un materiale e K il coefficiente di solubilità dello stesso. Questa caratteristica  ovvero la capacità di un materiale a trasmettere attraverso esso il gas  è fissa per ogni polimero  ma può variare con la temperatura. Fattore di forte influenza nel passaggio dell'ossigeno è anche lo spessore della lente presa in esame. Una corretta valutazione della permeabilità non può quindi non prescindere da esso. Per definire quindi l'esatto apporto di ossigeno proveniente alla cornea con l'applicazione di lenti a contatto  bisogna parlare di trasmissibilità all'ossigeno  ovvero del valore Dk posto in relazione con lo spessore l: Dk/l.[modifica] Tipi di lenti a contattoLe lenti a contatto si suddividono correttamente in due grandi famiglie  in base ai materiali utilizzati per la loro costruzione:lenti rigide o polimeri vetrosi lenti morbide o polimeri gommosi [modifica] Lenti rigideLe lenti a contatto rigide vengono costruite sia con materiale non permeabile all'ossigeno che con materiali permeabili.[modifica] Lenti rigide non gas-permeabili[modifica] PMMAIl PMMA (polimetilmetacrilato) è l'unico materiale non permeabile utilizzato. Si ottiene dall'esterificazione dell'acido metacrilico con l'alcool metilico. Questo materiale è stabile  duro  ha elevata qualità ottica  non è attaccabile da enzimi organici ed è ben tollerato dai tessuti coi quali viene a contatto. Per assenza di polarità  non assorbe acqua e lega scarsamente con le sostanze contenute nel film lacrimale  o lacrima.[modifica] Lenti rigide gas-permeabiliConosciute commercialmente anche con il nome errone o di semi-rigide.[modifica] CABIl primo materiale utilizzato per la loro costruzione fu il CAB (acetato butirrato di cellulosa). Rispetto al PMMA viene ad incrementarsi la flessibilità del polimero  ma viene a determinarsi anche un'instabilità dimensionale che viene limitata aumentando lo spessore della lente a contatto stessa. Aumentando lo spessore diminuisce la trasmissibilità all'ossigeno.[modifica] Copolimero di silossanoPer migliorare la permeabilità e trasmissibilità dei materiali  al CAB è stato aggiunto un copolimero di silossano. Il silossano è formato da un monomero di silicone ossigeno ed un radicale. Questo accorgimento ha permesso di aumentare la trasmissibilità all'ossigeno  aumentando allo stesso tempo la stabilità dimensionale.[modifica] FluoroacrilatiLe lenti rigide gas-permeabili di ultima generazione vedono la scelta di materiali fluorurati  che hanno portato a ridurre il coefficiente di attrito fra palpebra e lente a contatto  aumentando il comfort  diminuito la formazione di depositi proteici  ridotto lo spessore mantenendo la stabilità dimensionale  avendo maggiore durezza.[modifica] Lenti morbide Lente a contatto morbida applicataLe lenti a contatto morbide sono costruite con polimeri aventi la caratteristica fisica della morbidezza. Sono distinti principalmente in materiali idrofili e non idrofili.[modifica] Morbide non idrofileLenti al silicone presentano un alto valore di permeabilità all'ossigeno  ma sono essenzialmente idrofobiche. Per ridurre questa caratteristica deleteria nell'applicazione corneale si è arrivati ad aggiungere HEMA (Idrossimetilmetacrilato)  con risultati non pienamente soddisfacenti.[modifica] Morbide idrofileCommercialmente le più diffuse  sono costituite da polimeri ad alta idrofilia  legate con quantità variabili di acqua. La capacità di trasmettere ossigeno da questo tipo di lenti dipende fondamentalmente dal suo livello di idratazione. La trasmissibilità è comunque modesta  poiché lo spessore di queste lenti influisce negativamente verso l'apporto di ossigeno all'epitelio corneale. Le lenti morbide di ultima generazione in gel con media-alta idratazione sopperisce a queste limitazioni agendo proprio sugli spessori. Queste sono le lenti disposable  o a cambio frequente  attualmente le più commercializzate. Le lenti monouso permettono di eliminare il rischio di accumulo di depositi. Vengono cambiate ogni giorno (giornaliere) oppure esistono: quindicinali  o mensili (hanno bisogno di manutenzione ordinaria  conservanti o saponi).[modifica] Manutenzione. La manutenzione della lente a contatto ha lo scopo di mantenere integre nel tempo le caratteristiche chimico-fisiche del materiale.[modifica] Lenti rigideLa manutenzione ordinaria di queste lenti si divide in diversi processi: Pulizia Disinfezione. Risciacquo Lubrificazione.

Pulizia

L'azione di pulizia è essenziale per la rimozione dalla superficie della lente di muco e cosmetici  e precede l'azione disinfettante della stessa. La presenza di questi composti diminuisce l'effetto di disinfezione effettuato posteriormente  diminuisce la bagnabilità del materiale ed il comfort d'utilizzo.Gli agenti pulenti possono essere di natura anionica  nonionica o anfotera. I secondi sono i tensioattivi maggiormente utilizzati  per la loro caratteristica di emulsionare i lipidi  solubilizzando i depositi e rimuovendo i contaminanti presenti nella lacrima.[modifica] Disinfezione.

L'azione di disinfezione ha come scopo principale il prevenire uno stato patologico iniziale proveniente da un agente eziologico presente sulla superficie della lente a contatto.Le soluzioni utilizzate per la disinfezione sono composte da uno o più antisettici  quali il benzalconio  il thimerosal e la clorexidina  e da un chelante  quale l' EDTA.[modifica] RisciacquoL'azione di risciacquo ha la funzione di eliminare gli scarti provenienti dall'azione di disinfezione mantenere la bagnabilità della superficie e svolgere ruolo di tampone ovvero di mantenere il livello del PH su valori neutri o lievemente basici (intervallo PH=7 0/7 4). Le soluzioni utilizzate sono prevalentemente saline.[modifica] Lubrificazione.

L'azione di lubrificazione è necessaria per mantenere l' idrofilia del materiale  essenzialmente idrofobo. L'azione di ricopertura del film lacrimale protegge inoltre la superficie della lente durante l'applicazione prevenendo la trasmissione dalle dita di depositi sebacei.I componenti maggiormente utilizzati come agenti umettanti sono l' alcool polivinilico  l' ossido di polietilene  l' idrossietilcellulosa e la metil-cellulosa.[modifica] Vantaggi delle lenti a contatto rispetto agli occhialiRaffronto lenti a contatto morbide e rigide. MORBIDE RIGIDE Bassa ametropia Ametropia elevata Cornea regolare Cornea irregolare Forte midriasi Richiesta di alta trasmissibilità all'ossigeno Buona lacrimazione. Scarsa lacrimazione.

 Uso giornaliero saltuario Uso giornaliero permanente Attività sportiva Uso sedentario Assenza di patologia corneale Cheratocono Ipersensibilità alle lenti rigide Scarsa visione con lenti morbide Astigmatismo medio-basso Astigmatismo medio e alto OrtocheratologiaDa Wikipedia  l'enciclopedia libera.Vai a: Navigazione.

cerca Le informazioni qui riportate hanno solo un fine illustrativo: non sono riferibili né a prescrizioni né a consigli medici - Leggi il disclaimer Si dice ortocheratologia la correzione di alcuni difetti visivi (ad esempio miopia ed astigmatismo) mediante particolari lenti a contatto rigide che modificano la curvatura della superficie corneale. Dato che la nuova forma acquisita dall'occhio  seppur temporanea  può essere mantenuta anche per più ore senza lenti  queste vengono solitamente indossate durante la notte per evitare l'utilizzo di protesi quali occhiali o lenti a contatto normali durante il giorno.In questo senso l'ortocheratologia può essere considerata un'alternativa all'operazione ol laser  ma molto meno rischiosa in quanto è possibile tornare alla situazione precedente l'adozione della terapia semplicemente smettendo di mettere le lenti a contatto.L'ortocheratologia moderna è tuttavia ancora relativamente giovane  quindi non se ne conoscono con assoluta certezza tutti i possibili effetti dannosi a lungo termine o le controindicazione pertanto molti esperti sono scettici al riguardo se non aperti detrattori.Lo pterigio è una malattia della superficie dell'occhio determinata da una esuberante crescita della congiuntiva sulla cornea. Si differenza dalla pinguecola per la caratteristica di quest'ultima di non invadere la cornea  particolarità tipica invece dello pterigio.Tale patologia risulta molto lenta nella crescita e si presenta con maggior frequenza negli adulti con più di 50 anni. La compartecipazione di altre patologie locoregionali o sistemiche non sembra esser rilevante. Nei paesi tropicali l'età di comparsa è sensibilmente anticipata e si presenta frequentemente in maniera bilaterale.Necessita di trattamento chirurgico solamente quando determina alterazioni della capacità visiva. Il trattamento post operatorio consiste in terapia locale antibiotico-steroidea per un periodo di circa un mese. Il ritorno alla vita sociale è immediato.SaccadeDa Wikipedia  l'enciclopedia libera.Vai a: Navigazione cerca Questa voce di medicina è solo un abbozzo: contribuisci a migliorarla secondo le convenzioni di Wikipedia. Le informazioni qui riportate hanno solo un fine illustrativo: non sono riferibili né a prescrizioni né a consigli medici - Leggi il disclaimer La saccade è un movimento brusco dell'occhio  che permette di spostare la fissazione da un punto all'altro. Velocità molto elevata  sino a 400°/s con latenza di 0 2s. Maggiore è l'entità della saccade  minore è la precisione nel movimento.Indice [nascondi]1 Origine 2 Manifestazione.

3 Appartenenza 4 Voci correlate [modifica] OrigineLe saccadi originano probabilmente dal lobo frontale controlaterale della corteccia  nella zona ottico-motoria  area VIII di Brodmann.[modifica] Manifestazione Deputata al sistema motorio oculare  la saccade viene generata attraverso alcuni passaggi fissi:Oggetto individuato dall'apparato visivo Valutazione della localizzazione spaziale rispetto alla fovea Sospensione momentanea della percezione visiva Manifestazione della saccade Verifica della posizione della fissazione Tonaca fibrosa Wikipedia  l'enciclopedia libera.Vai a: Navigazione.

cerca Questa voce di medicina è solo un abbozzo: contribuisci a migliorarla secondo le convenzioni di Wikipedia.La tonaca fibrosa è la più esterna delle tre tonache concentriche che costituiscono il bulbo oculare. La tonaca fibrosa forma la cornea e la sclera; la tonaca sottostante intermedia  vascolare e pigmentata  forma l'uvea; mentre la tonaca più interna  neuro-sensoriale  forma la retina.Estratto da "http://it.wikipedia.org/wiki/Tonaca_fibrosa"Visione.

 binoculareDa Wikipedia  l'enciclopedia libera.Vai a: Navigazione.

  cercaLa visione.

 binoculare è la caratteristica del sistema visivo  propria di alcune specie animali  per cui un'immagine viene proposta sul piano retinico da entrambi gli occhi.Quando entrambi gli occhi partecipano a formare un'unica percezione.

 visiva si parla di binocularità  se invece generano percezioni separate si parla di biocularitàIndice [nascondi]1 Generalità 1.1 Direzione.

 visiva e punti corrispondenti 1.2 Oroptero e diplopia fisiologica 2 Percezione.

 binoculare 2.1 Percezione.

 simultanea 2.2 Fusione.

 2.3 Stereopsi 3 Fonti [modifica] GeneralitàIl presupposto indispensabile per l' organizzazione.

 della visione.

 binoculare  è che entrambi gli occhi osservino una stessa area dello spazio  e che non siano presenti deviazioni degli assi visivi.[modifica] Direzione.

 visiva e punti corrispondentiL'organizzazione.

 dello spazio visivo prende come riferimento la fovea; un oggetto che forma la sua immagine su un'area retinica posta temporalmente e verso il basso rispetto ad essa  viene localizzato come proveniente dall'alto e dal lato nasale  cioè diametralmente opposta. Questa localizzazione.

 è detta foveocentrica. I campi visivi dei due occhi sono legati reciprocamente; ad un'area retinica dell'occhio destro corrisponde un'altra dell'occhio sinistro  in posizione.

 omologa. Le due fovee sono i punti corrispondenti principali  e la restante parte dell'area retinica viene organizzata anch'essa per aree corrispondenti. Per questo motivo  la direzione.

 visiva risultante appare come originata da un occhio posto al centro dei due reali. Questa direzione.

 visiva viene quindi definita ciclopica.[modifica] Oroptero e diplopia fisiologicaOroptero è quella porzione.

 di spazio in cui gli occhi percepiscono un'immagine su aree retiniche corrispondenti  i cui punti vengono visti singolarmente. La scoperta è attribuita a Vieth  nel 1818. La porzione.

 di spazio esterna a questa area circolare  definita oroptero  viene percepita doppia  poiché non stimola aree retiniche corrispondenti. Questo fenomeno è definito diplopia fisiologica.[modifica] Percezione.

 binoculareSuddivisione.

 del processo evolutivo e cognitivo dell'apparato visivo umano  proposto da Worth nel 1915  la percezione.

 binoculare è composta da diversi fenomeni:percezione.

 simultanea o diplopia fusione.

 stereopsi Ogni fenomeno è di livello superiore al precedente  e la presenza del grado più elevato  la stereopsi prevede la presenza dei due precedenti.[modifica] Percezione.

 simultaneaLa percezione.

 simultanea è la capacità di percepire contemporaneamente le immagini sui due occhi. In questa situazione.

 è assente la soppressione.

 di uno dei due occhi  è presente la biocularità  ma assente la binocularità.[modifica] Fusione.

La fusione.

 è una capacità visiva successiva alla percezione.

 simultanea  e presenta una compone.

nte motoria ed una sensoria. La prima implica l'attività dei muscoli estrinseci oculari  per il posizionamento degli assi visivi sull'oggetto interessato. La seconda è relativa alla capacità psichica di formare  da due immagini retiniche simili  una rappresentazione.

 visiva singola.[modifica] StereopsiLa stereopsi è la capacità percettiva che consente di unire le immagini provenienti dai due occhi  che a causa del loro diverso posizionamento strutturale  presentano uno spostamento laterale. Questa disparità viene sfruttata dalla psiche per trarre informazioni sulla profondità e sulla posizione.

 spaziale dell'oggetto mirato.ALTRE KEY WORDS: ASL NA 2 Napoli Fonti Bacoli  Monte di Procida  Quarto  Lago Patria giugliano  Ischia  Procida  qualiano.dermatologia estetica dermoestetica  chirurgia plastica  intervento  occhiali  laser  trattamento  trattamenti  distretto  Congiuntivite  iperemia congiuntivale  occhi rossi  occhio rosso  cheratite  cheratiti  virale  virus  febbre  uveite  uveiti  cornea  corneale  congiuntiva  congiuntivale. Prurito  grattare  grattarsi  gratta  secrezione.

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L'oculistica (o oftalmologia  oftalmoiatria) è la branca della medicina che si occupa di prevenzione.

  diagnosi e terapia delle malattie dell'occhio  della misurazione.

 della vista e della correzione.

I sintomi possono scomparire senza alcuna cura, ma il trattamento può aiutare ad aumentare la probabilità e la durata delle remissioni.Gocce di lacrime artificiali o unguenti possono essere un buon rimedi per i casi più leggeri. Gocce con piccolo dosaggio di steroidi, come il prednisone, il fluorometholone o il rimexolone. Le gocce con steroidi devono essere usate con attenzione e la pressione del bulbo oculare deve essere misurata regolarmente durante la terapia. Le Lenti a contatto morbide curative proteggono la cornea dallo sfregamento con la palpebra riducendo il numero e la gravità delle lesioni. La Ciclosporina è una terapia sperimentale per la TSPK. È usata comunemente per i trapianti dal momento che riduce la risposta del sistema immunitario. Intervento chirurgico al laser, generalmente sconsigliato. Chirurgia refrattivaDa Wikipedia, l'enciclopedia libera.Vai a: Navigazione, cercaLa chirurgia refrattiva è una tecnica chirurgica che viene usata per correggere, intervenendo sulla cornea, i vizi refrattivi dovuti ad un difetto di focalizzazione delle immagini sulla retina.Tali difetti possono essere la miopia, l'ipermetropia e l'astigmatismo (a seconda che l'immagine sia focalizzata davanti o dietro la retina o sdoppiata). Questi difetti, la cui entità viene espressa in diottrie e, nel caso dell'astigmatismo, anche da un asse che ne indica l'orientamento, possono essere corretti ricorrendo a diverse tipologie di intervento. La classificazione primaria è tra chirurgia corneale e intraoculare.I suddetti difetti possono essere normalmente corretti senza rischi con l'uso di occhiali e lenti a contatto. L'intervento chirurgico è generalmente consigliato solo quando tali strumenti non sono ben sopportati: difetti forti, difetti molto sbilanciati tra un occhio e l'altro, casi di intolleranza alle lenti, o attività lavorative dove l'uso di lenti costituisca un problema (ad esempio l'aviazione).Il valore del difetto viene misurato durante un apposita visita, durante la quale il medico ottiene una serie di dati per la corretta esecuzione dell'intervento dei quali i più importanti sono: la misurazione della vista (cicloplegia), la correzione refrattiva, la topografia corneale, lo spessore corneale, il diametro pupillare.L'intervento è definitivo, ma richiede un periodo di assestamento di qualche mese e non c'è garanzia dell'ottenimento di una visione perfetta (10/10). Sebbene la capacità visiva migliori sempre, talvolta può permanere un piccolo residuo refrattivo. Nel caso il risultato ottenuto non fosse soddisfacente, si può ricorrere ad un intervento correttivo successivo ove possibile.Indice [nascondi]1 Chirurgia refrattiva corneale 1.1 PRK 1.2 LASEK 1.3 LASIK 1.4 WG-PRK e WG-LASIK 1.5 Termocheratoplastica 1.6 Cheratotomia radiale 1.7 Epicheratoplastica 1.8 Anelli intrastromali 2 Chirurgia refrattiva intraoculare 3 Bibliografia [modifica] Chirurgia refrattiva cornealeLa correzione dei difetti refrattivi avviene mediante un'ablazione del tessuto corneale che rimodella la cornea in modo da creare una sorta di lente biologica che corregge il difetto del paziente. Le tecniche più moderne fanno uso di un laser controllato da computer per limare la cornea con grande precisione.Questi interventi sono poco invasivi e avvengono senza necessità di degenza, in anestesia locale, con l'applicazione di collirio anestetico. Il medico utilizza costantemente un microscopio operatorio per osservare la cornea.Viene richiesta una buona collaborazione da parte del paziente ed una corretta esecuzione della terapia assegnata dal medico, sia pre che post operatoria. Anche se semplice e di veloce esecuzione, si tratta pur sempre di un intervento chirurgico e non deve essere sottovalutata la sua importanza e soprattutto i possibili effetti indesiderati.[modifica] PRKLa tecnica PRK (acronimo di PhotoRefractive Keratectomy, fotocheratotomia refrattiva) è efficacie su miopia e/o astigmatismo non troppo elevati. Si utilizza il laser a eccimeri, che asporta i tessuti per evaporazione con la precisione del micron.Il medico asporta prima manualmente la parte superficiale della cornea, detta epitelio, poi esegue il laser. Una volta finito applica una lente a contatto protettiva che sarà tolta durante i successivi controlli, quando l'epitelio si sarà riformato o quando il medico lo riterrà opportuno.Effetti collaterali nei primi giorni possono essere dolore, lacrimazione, senso di corpo estraneo, fotofobia. Altri effetti temporanei ma più lenti a scomparire possono essere ipermetropia dovuta all'eccessiva correzione, e opacizzazione dovuta alla cicatrizzazione. Solo in rari casi la cicatrizzazione può lasciare tracce permanenti che riducono la qualità della vista.[modifica] LASEKLASEK (acronimo di LASer Epithelial Keratomileusis, cheratomileusi laser epiteliale) è un trattamento abbinato al PRK, che prevede la conservazione dell'epitelio originale anziché la sua rimozione.L'epitelio viene preservato con una soluzione chimica, sollevato ma non completamente asportato, e ribaltato di lato. Quindi si applica il laser come nel PRK, e infine si riporta l'epitelio nella sua posizione originale, dove si risalda da solo (senza punti di sutura). La lente a contatto protettiva si applica sopra l'epitelio rimasto in buona parte intatto; non occorre quindi attendere che si riformi da zero. È molto importante non urtare o strofinare l'occhio per qualche giorno.[modifica] LASIKLa tecnica LASIK (acronimo di LASer In situ Keratomileusis, cheratomileusi laser in sito) è un trattamento misto abbinato al laser ad eccimeri.Prima di applicare il laser, il chirurgo rimuove un sottile strato di cornea usando un microcheratomo o micropialla (laser o meccanico). Questa fetta di tessuto non viene eliminata ma ribaltata di lato per creare un "flap" corneale, una specie di sportello sotto il quale viene effettuato il laser. La modellazione avviene quindi all'interno della cornea, e promette risultati migliori per miopie elevate. Al termine, lo strato di cornea viene riposizionato e si risalda da solo (senza punti di sutura). È molto importante non urtare o strofinare l'occhio per qualche giorno.Rispetto al PRK-LASEK, il LASIK causa in genere meno fastidi e un recupero più veloce, ma è una tecnica più invasiva nei confronti della cornea. In rari casi, traumi possono causare dislocazione degli strati corneali anche anni dopo l'intervento.[modifica] WG-PRK e WG-LASIKWG-PRK (acronimo di Wavefront Guided PhotoRefractive Keratectomy, fotocheratotomia refrattiva guidata da fronte d'onda) è un termine molto recente che indica il trattamento PRK guidato da una mappa aberrometrica dell'occhio del paziente. Discorso analogo per il WG-LASIK. Sono anche detti laser di quarta generazione, in cui non si tiene solo conto della refrazione oculare ma più precisamente della mappa aberrometrica.[modifica] TermocheratoplasticaDi recente introduzione, è utilizzata solo nei casi di ipermetropia e astigmatismo, si serve di laser a olmio che sfrutta l'effetto di contrazione termica. Analoga alla PRK, ma è possibile una diminuzione della correzione ottenuta col passare del tempo.[modifica] Cheratotomia radialeE' un intervento già in uso dal 1977, che non si serve del laser, ma del bisturi diamantato per modificare la curvatura della cornea. Sebbene molti lo considerino superato, altri lo ritengono ancora efficace in alcuni casi di miopie basse ed astigmatismo. Le sue varianti sono la cheratotomia curva e trasversa, applicate all'astigmatismo.[modifica] EpicheratoplasticaConsiste nell'applicazione di una porzione di cornea proveniente da un donatore, lavorata come se fosse una lente a contatto, sulla cornea del paziente tramite sutura.[modifica] Anelli intrastromaliSono segmenti semicircolari di materiale plastico inseriti nello spessore della cornea (stroma), al fine di modificarne la curvatura centrale. La particolarità di questo intervento corneale è la reversibilità.[modifica] Chirurgia refrattiva intraoculareComprende tecniche che prevedono l'impianto di lenti correttive artificiali all'interno dell'occhio, dietro o davanti all'iride, o addirittura la sostituzione del cristallino naturale con uno artificiale. Sono tecniche riservate a casi molto gravi e particolari, come cristallino già affetto da cataratta precoce. Non sono poco invasive come le tecniche corneali; espongono a tutte le complicanze legate agli interventi che prevedono l'apertura del bulbo.DacriocistiteDa Wikipedia, l'enciclopedia libera.Vai a: Navigazione, cerca Questa voce di medicina è solo un abbozzo: contribuisci a migliorarla secondo le convenzioni di Wikipedia. Le informazioni qui riportate hanno solo un fine illustrativo: non sono riferibili né a prescrizioni né a consigli medici - Leggi il disclaimer La dacriocistite è l'infiammazione del sacco lacrimale il cui nome scientifico è DACRIO.E' possibile distinguere varie forme di dacriocistite, che comprendonouna forma neonatale, ovvero l'ostruzione congenita del dotto lacrimale (chiamata dacriostenosi): il neonato presenta epifora, edema palpebrale e fuoriuscita di pus dopo la spremitura del sacco lacrimale. La patologia in genere è auto-risolutiva in 6 mesi, può tuttavia essere utile l'impiego di antibiotici e il massaggio locale nella regione del sacco. negli adulti l'infiammazione è causata, in genere, da pneumococchi o streptococchi. una forma acuta, che consegue in genere all'ostruzione del canale nasolacrimale. Il soggetto presenta dolore nella regione del sacco lacrimale, arrossamento locale, edema del tessuto, fuoriuscita di pus dopo la spremitura del canale lacrimale. La terapia si fonda sull'uso di antibiotici, locali e generali. una forma cronica, che in genere è l'evoluzione di una dacriocistite acuta, la quale col passare del tempo può portare al restringimento e all'occlusione delle vie lacrimali. Il soggetto presenta epifora, che ne è il sintomo principale, che si accompagna alla fuoriuscita di pus in seguito alla compressione della regione del sacco. La terapia antibiotica può rivelarsi insufficiente in questa forma di dacriocistite, rendendo quindi necessario il ricorso alla chirurgia. Il trattamento chirurgico prevede la creazione di una comunicazione tra sacco lacrimale e meato nasale superiore, permettendo il deflusso delle lacrime. Degenerazione maculare senileDa Wikipedia, l'enciclopedia libera.Vai a: Navigazione, cercaQuesta voce sembra trattare lo stesso argomento della voce degenerazione maculare. Contribuisci unendo i contenuti in una pagina unica, seguendo le linee guida. (Vedi anche la lista delle altre pagine da unire). Questa voce di medicina è solo un abbozzo: contribuisci a migliorarla secondo le convenzioni di Wikipedia.La degenerazione maculare senile o DMS è una patologia multifattoriale che colpisce la parte centrale della retina, in zona maculare, ad andamento progressivo, che può portare alla perdita completa ed irreversibile della visione centrale.Indice [nascondi]1 Forme 1.1 DMS secca 1.2 DMS essudativa 2 Voci correlate [modifica] FormeLa degenerazione si presenta in due differenti forme:Secca o non essudativa Essudativa o neurovascolare [modifica] DMS seccaComprende circa il 90% della casistica di persone soggette a questa patologia.Le caratteristiche peculiari:Assenza di edema maculare Drusen dure; sulla zona maculare si formano depositi proteici e glicemici dovuti al riassorbimento sanguigno. I bordi sono definiti. Non sono presenti emorragie sotto retiniche [modifica] DMS essudativaComprende circa il 10% della casistica patologica.Le caratteristiche peculiari:Presenza significativa di edema maculare Drusen molli; i depositi hanno diffusione spaziale maggiore, con bordi indistinti. Il richiamo di vasi sanguigni, legati all' ipossia derivante, tendono ad aumentarne l' entità. Presenza frequente di emorragie sotto retiniche. DiottriaDa Wikipedia, l'enciclopedia libera.Vai a: Navigazione, cerca Questa voce di fisica è solo un abbozzo: contribuisci a migliorarla secondo le convenzioni di Wikipedia.La diottria è l'unità di misura del potere di rifrazione di un sistema ottico ([m-1]). Esprime la capacità di un mezzo trasparente di modificare l'andamento della luce. In ottica, è l'unità di misura della potenza di una lente correttiva. Essa è uguale al reciproco della distanza focale espressa in metri, di una lente di un sistema ottico.[modifica] EsempioPer l'occhio umano, la distanza focale è circa f(norm) = 17 mm. Un occhio miope ha la stessa distanza focale di un occhio normale, ma, essendo più lungo, ha bisogno di una maggiore distanza focale affinché i raggi luminosi convergano sulla retina. Ad esempio, supponiamo che sia un mm più lungo e che quindi abbia bisogno di una distanza focale F = 18 mm.Volendo correggere il difetto di vista, si dovrà utilizzare una lente divergente di distanza focale f(corr).In un sistema di lenti composte è 1/F = 1/f(norm) + 1/f(corr)da cui1/f(corr) = 1/F - 1/f(norm) = -1/306 mm-1 = -0.0033 mm-1 = -3.3 m-1Cioè 1/f(corr) = -3.3 m-1 = -3.3 diottriePer una correzione di tale miopia sarà quindi necessaria una lente negativa (convessa) da 3.25 diottrie (poiché tipicamente le lenti per la correzione di difetti refrattivi vengono misurate in passi da 0.25).[modifica] Strumentazione di misuraLo strumento ottico utilizzato per misurare il potere diottrico di una singola lente è il frontifocometro.Estratto da "http://it.wikipedia.org/wiki/Diottria"Il distacco della retina (Ablatio retinae) è una patologia pericolosa dell'occhio che si presenta in seguito al sollevamento della neuroretina dall'epitelio pigmentato. La neuroretina (la componente retinica costituita dai fotorecettori e tutte le cellule nervose che permettono la trasmissione del segnale visivo)si trova adesa allo strato dell'epitelio pigmentato che permette il passaggio di materiali di nutrimento dalla sottostante coroide e permette la degradazione degli elementi esterni dei fotorecettori.Le forze di trazione del corpo vitreo sulla retina (in particolare in corrispondenza di zone retiniche di minore resistenza (aree degenerative regmatogene) inducono rotture della retina, quindi si accumula liquido al di sotto della neuroretina che si solleva dall'epitelio pigmentato.A seconda della patogenesi, si distinguono diversi tipi di distacco di retina: a) Distacco di retina regmatogeno (sec. a rotture da trazione vitreoretinica) b) Distacco di retina post-traumatico c) Distacco di retina trazionale (es. sec. a retinopatia diabetica proliferante) d) Distacco di retina secondario (sieroso da neoformazione sottoretinica)Se la retina con le sue cellule nervose e i suoi fotorecettori non viene più nutrita tramite il contatto con l'epitelio pigmentoso, si arriva già dopo 48 ore ad una perdita funzionale parzialmente irreparabile delle porzioni di retina colpite. La retina può essere nuovamente attaccata all'epitelio pigmentoso tramite operazione. La capacità visiva della retina coinvolta può migliorare a seconda del periodo di tempo in cui è stata staccata. Senza operazione si incorre in un totale distaccamento della retina e quindi nella cecità dell'occhio coinvolto. A lungo termine subentra il rischio di Phthisis bulbi e perciò di perdita dell'occhio.I primi campanelli d'allarme sono la comparsa di lampi di luce (trazione del corpo vitreo) e "visione di corpi volanti - miodesopsie" (dovuti alla disorganizzazione del gel vitreale distaccato dalla parete oculare). Un distaccamento della retina in avanzamento si manifesta con una restrizione del campo visivo simile a quella di un sipario e in caso di distacco della macula retinica anche in una perdita fulminante della capacità di lettura dell'occhio coinvolto.[modifica] PrevenzioneL'unica prevenzione è la visita oc ulistica periodica, per il riconoscimento ed il follow up di aree degenerative regmatogene che vanno, in determinati casi, trattati con fotocoagulazione laser. Gli oculisti consigliano ai gruppi a rischio (miopia elevata, lampi di luce o visione con "mosche volanti") di evitare attività che comportino traumi o bruschi movimenti del capo e dell'occhio.[modifica] Collegamenti esterniEmianopsiaDa Wikipedia, l'enciclopedia libera.Vai a: Navigazione, cercaL'emianopsia è la perdita della vista in metà del campo visivo. Si distinguono vari tipi di emianopsie:emianopsia bitemporale (perdita del campo visivo temporale per lesione mediana del chiasma ottico); emianopsia binasale (perdita del campo visivo nasale per lesione bilaterale ad entrambi i margini del chiasma ottico, estremamente rara); emianopsie eteronime destra e sinistra (perdita del campo visivo destro o sinistro per lesione, rispettivamente, del tratto ottico di destra e di sinistra); emianopsie altitudinali (perdita della metà superiore o inferiore del campo visivo per lesione bilaterale delle radiazioni ottiche o della corteccia visiva, quando le lesioni sono monolaterali si parla di quadrantopsia ossia la perdita di un solo quadrante del campo visivo). Estratto da "http://it.wikipedia.org/wiki/Emianopsia"IpovisioneDa Wikipedia, l'enciclopedia libera.Vai a: Navigazione, cercaIndice [nascondi]1 Definizione 2 Classificazione della visione ridotta 3 Anomalie associate 4 Metodi correttivi 4.1 Ridotta acuità visiva 4.1.1 Ingrandimento della distanza relativa 4.1.2 Ingrandimento angolare 4.1.3 Ingrandimento di grandezza relativa 4.2 Ridotto campo visivo 5 Voci correlate [modifica] DefinizioneL'ipovisione è un'alterazione dell'apparato visivo umano che ha come risultato una acutezza visiva molto ridotta, tale da avere profonde conseguenze sulla vita quotidiana. Può essere causata da vari fattori congeniti o acquisiti.Il termine ipovisione definisce in realtà disturbi della vista molto diversi fra loro, che vanno dalla visione profondamente sfocata, alla restrizione del campo visivo come se si guardasse il mondo attraverso un tubo, alla presenza di macchie oscure che coprono le immagini. Spesso l'ipovisione grave è un passaggio verso la definitiva cecità.[modifica] Classificazione della visione ridottaPer indicare il deficit visivo che porta ad avere una visione ridotta esiste una classificazione specifica:La cecità o amaurosi è definita totale quando l'occhio non percepisce totalmente la luce La cecità funzionale è presente quando il sistema visivo percepisce la luce, ma è incapace di rendere la percezione delle forme. La cecità legale è presente quando la percezione, inferiore ad 1/10, non permette l'autonomia del soggetto, o quando l'estensione del campo visivo è inferiore ai 30°. l' ipovisione è definita da un angolo di campo visivo superiore ai 30° e da una visione inferiore od uguale ai 3/10. La collocazione in fascia d'età è definita statisticamente in un range compreso tra i 65 e gli 84 anni.[modifica] Anomalie associateL'ipovedente presenta una ridotta acuità visiva e spaziale, associata generalmente ad una limitazione del campo visivo. Le patologie che possono portare a questo deficit visivo sono molteplici:Albinismo Ridotta acuità visiva centrale, fotofobia per assenza di melanociti iridei e elevato errore refrattivo. Diabete Riduzione dell'acuità centrale dovuta ad edema retinico. Anomalie della cornea Essenzialmente il cheratocono in stadio avanzato, opacità di superficie, leucomi. Toxoplasmosi Associata alla corioretinite generata, si ha un notevole calo dell'acuità visiva centrale. Retinite pigmentosa L'atrofia dei recettori retinici deputati alla visione notturna e periferica, i bastoncelli provocano una diminuzione sensibile della visione notturna e del campo visivo. Degenerazione maculare senile e giovanile A causa dello scotoma centrale che si verifica in presenza di questa patologia, il visus decade profondamente. Glaucoma Si può presentare una riduzione o del campo visivo periferico o di quello centrale. [modifica] Metodi correttiviNei casi di ipovisione lieve è possibile il miglioramento della focalizzazione per lontano, applicando anteriormente all'occhio un foro stenopeico, che riduce però maggiormente il campo visivo. I metodi correttivi essenzialmente utilizzati seguono due criteri principali:Ridotta acuità visiva, si utilizzano ausili ottici e non ottici che forniscano un ingrandimento. Riduzione del campo visivo, si utilizzano ausili ottici che permettono un apparente ampliamento dell'angolo. [modifica] Ridotta acuità visivaVengono utilizzati ausili ingrandenti, capaci di aumentare la grandezza dell'immagine. Per aumentare l'ingrandimento si agisce con tre metodologie diverse:Ingrandimento della distanza relativa, attraverso ausili ottici Ingrandimento angolare, attraverso ausili ottici Ingrandimento di grandezza relativa, attraverso ausili non ottici. [modifica] Ingrandimento della distanza relativaQualsiasi oggetto osservato a minore distanza, crea sulla retina un'immagine di dimensioni maggiori. Partendo da questo presupposto, gli ausili ottici utilizzati in questa metodologia sono essenzialmente lenti positive. L'ingrandimento è dato dal rapporto tra le distanze di osservazione con e senza ausilio.esempio: la distanza di osservazione è pari a 30 cm, con l'ausilio a 3 cm. I=d/d' con d espresso in metri I=0,30/0,03=10X Il potere diottrico necessario per creare questo ingrandimento è dato dall'inverso della distanza espresso in metri. 1/d' 1/0,03=33,33DPer determinare l'ingrandimento necessario per ottenere l'acuità visiva richiesta, è possibile rapportare questa con l'abituale. esempio Acuità visiva abituale 2/10, acuità visiva richiesta 4/10 I=4/2=2X[modifica] Ingrandimento angolare Per approfondire, vedi la voce Telescopio. L'ingrandimento angolare è dato dal rapporto tra i due angoli sottesi dall'oggetto osservato e dalla relativa immagine fornita dagli ausili ottici. I principali utilizzati sono:telescopio galileiano telescopio kepleriano telescopio ad occhio d'ape Il telescopio galileiano è un sistema ottico semplice, composto da una lente anteriore, che funge da obiettivo positiva e da una posteriore, che funge da oculare negativa. La lunghezza focale dell'obiettivo deve essere pari a quella dell'oculare sommata alla distanza. Da questo si evince che il potere diottrico della lente negativa è decisamente superiore. I vantaggi sono nella praticità dell'ausilio utilizzato, con la limitazione ad un basso numero di ingrandimento.Il telescopio kepleriano si differenzia da quello galileiano per la presenza di due lenti entrambe positive, distanziate da una distanza pari alla somma delle due lunghezze focali. Con questo ausilio si aumenta notevolmente l'ingrandimento e la percezione periferica, anche se l'immagine viene capovolta. La lunghezza dell'ausilio risulta quindi maggiore rispetto al telescopio galileiano, per la presenza di un prisma raddrizzatore dell'immagine.Il telescopio ad occhio d'ape è composto da tre telescopi affiancati. Viene ad aumentarsi notevolmente l'ingrandimento, ma si perde essenzialmente nella focalizzazione dell'oggetto osservato.[modifica] Ingrandimento di grandezza relativaConsiste nel sovradimensionare l'oggetto considerato. Gli ausili non sono ottici ma utilizzano strumentazioni capaci di rendere ingrandita l'immagine attraverso un monitor.[modifica] Ridotto campo visivoNei casi in cui si presenti una diminuzione nell'angolo del campo visivo, bisogna considerare che gli ausili che consentono di aumentarlo tendono a ridurre l'acuità visiva. I sistemi utilizzati sono essenzialmente:telescopi invertiti prismi specchi lenti anamorfiche Il telescopio invertito generalmente utilizzato è quello galileiano visto in precedenza, avente modesto ingrandimento.I prismi, solitamente a struttura di Fresnel si applicano su un occhiale, aventi le basi direzionate dallo stesso lato dell'anomalia, per stimolare zone retiniche ancora funzionali.Gli specchi, o a riflessione totale o semitrasparenti vengono posizionati dal lato opposto dell'anomalia del campo visivo. Applicati anch'essi ad un occhiale.Le lenti anamorfiche sono lenti oftalmiche cilindriche accoppiate, capaci di comprimere la dimensione orizzontale dell'oggetto esaminato, mantenendone inalterata l'altezzaLente a contattoDa Wikipedia, l'enciclopedia libera.Vai a: Navigazione, cercaLe lenti a contatto sono piccole lenti che vengono poste a contatto con gli occhi per correggere difetti di rifrazione.Presentano molti vantaggi ma gli occhi di alcune persone non le tollerano anche perché limitano la respirazione oculare. Lenti a contattoIndice [nascondi]1 Cenni storici 2 Coefficiente di permeabilità e trasmissibilità all'ossigeno 3 Tipi di lenti a contatto 3.1 Lenti rigide 3.1.1 Lenti rigide non gas-permeabili 3.1.1.1 PMMA 3.1.2 Lenti rigide gas-permeabili 3.1.2.1 CAB 3.1.2.2 Copolimero di silossano 3.1.2.3 Fluoroacrilati 3.2 Lenti morbide 3.2.1 Morbide non idrofile 3.2.2 Morbide idrofile 4 Manutenzione 4.1 Lenti rigide 4.1.1 Pulizia 4.1.2 Disinfezione 4.1.3 Risciacquo 4.1.4 Lubrificazione 5 Vantaggi delle lenti a contatto rispetto agli occhiali 6 Bibliografia [modifica] Cenni storici Adolf Fick, inventore delle lenti a contatto moderneLa nascita della lente a contatto si fa risalire a Leonardo da Vinci, che nel 1508 verificò che immergendo l'occhio in una sfera contenente acqua, esisteva un continuo ottico fra la superficie interna della sfera di vetro, e quella esterna della cornea. Successivamente Cartesio, nel 1636 pubblica La diottrica, in cui perfeziona l'idea di Leonardo, spiegando che un tubo riempito d'acqua e appoggiato sulla cornea, avente una lente all'estremità che sia perfettamente sovrapponibile alla cornea stessa, annulla o riduce le anomalie refrattive dell'occhio. Le lenti a contatto modernamente intese vanno fatte risalire alle scoperte di A.E. Fick, E. Kalt, A.E. Muller, rispettivamente in Svizzera, Francia e Germania. Queste lenti erano in materiale vetroso, ad appoggio sulla sclera, di grande diametro e mal sopportate fisiologicamente. Le prime lenti in materiale plastico si devono a due ricercatori americani, Dallos e Fleinbloom. I vantaggi rispetto al vetro sono immediati, diminuendo notevolmente il peso. Le prime lenti a contatto corneali rigide nascono nel 1950, aventi diametro inferiore a quello corneale, progettate da Bier. Agli inizi degli anni '60 due ricercatori cecoslovacchi, Lim e Wichterle progettarono le prime lenti a contatto in gel, le morbide.[modifica] Coefficiente di permeabilità e trasmissibilità all'ossigenoIl coefficiente di permeabilità è indicato col termine Dk, dove D è è uguale al coefficiente di diffusione di un gas attraverso un materiale e K il coefficiente di solubilità dello stesso. Questa caratteristica, ovvero la capacità di un materiale a trasmettere attraverso esso il gas, è fissa per ogni polimero, ma può variare con la temperatura. Fattore di forte influenza nel passaggio dell'ossigeno è anche lo spessore della lente presa in esame. Una corretta valutazione della permeabilità non può quindi non prescindere da esso. Per definire quindi l'esatto apporto di ossigeno proveniente alla cornea con l'applicazione di lenti a contatto, bisogna parlare di trasmissibilità all'ossigeno, ovvero del valore Dk posto in relazione con lo spessore l: Dk/l.[modifica] Tipi di lenti a contattoLe lenti a contatto si suddividono correttamente in due grandi famiglie, in base ai materiali utilizzati per la loro costruzione:lenti rigide o polimeri vetrosi lenti morbide o polimeri gommosi [modifica] Lenti rigideLe lenti a contatto rigide vengono costruite sia con materiale non permeabile all'ossigeno che con materiali permeabili.[modifica] Lenti rigide non gas-permeabili[modifica] PMMAIl PMMA (polimetilmetacrilato) è l'unico materiale non permeabile utilizzato. Si ottiene dall'esterificazione dell'acido metacrilico con l'alcool metilico. Questo materiale è stabile, duro, ha elevata qualità ottica, non è attaccabile da enzimi organici ed è ben tollerato dai tessuti coi quali viene a contatto. Per assenza di polarità, non assorbe acqua e lega scarsamente con le sostanze contenute nel film lacrimale, o lacrima.[modifica] Lenti rigide gas-permeabiliConosciute commercialmente anche con il nome erroneo di semi-rigide.[modifica] CABIl primo materiale utilizzato per la loro costruzione fu il CAB (acetato butirrato di cellulosa). Rispetto al PMMA viene ad incrementarsi la flessibilità del polimero, ma viene a determinarsi anche un'instabilità dimensionale che viene limitata aumentando lo spessore della lente a contatto stessa. Aumentando lo spessore diminuisce la trasmissibilità all'ossigeno.[modifica] Copolimero di silossanoPer migliorare la permeabilità e trasmissibilità dei materiali, al CAB è stato aggiunto un copolimero di silossano. Il silossano è formato da un monomero di silicone, ossigeno ed un radicale. Questo accorgimento ha permesso di aumentare la trasmissibilità all'ossigeno, aumentando allo stesso tempo la stabilità dimensionale.[modifica] FluoroacrilatiLe lenti rigide gas-permeabili di ultima generazione vedono la scelta di materiali fluorurati, che hanno portato a ridurre il coefficiente di attrito fra palpebra e lente a contatto, aumentando il comfort, diminuito la formazione di depositi proteici, ridotto lo spessore mantenendo la stabilità dimensionale, avendo maggiore durezza.[modifica] Lenti morbide Lente a contatto morbida applicataLe lenti a contatto morbide sono costruite con polimeri aventi la caratteristica fisica della morbidezza. Sono distinti principalmente in materiali idrofili e non idrofili.[modifica] Morbide non idrofileLenti al silicone, presentano un alto valore di permeabilità all'ossigeno, ma sono essenzialmente idrofobiche. Per ridurre questa caratteristica deleteria nell'applicazione corneale si è arrivati ad aggiungere HEMA (Idrossimetilmetacrilato), con risultati non pienamente soddisfacenti.[modifica] Morbide idrofileCommercialmente le più diffuse, sono costituite da polimeri ad alta idrofilia, legate con quantità variabili di acqua. La capacità di trasmettere ossigeno da questo tipo di lenti dipende fondamentalmente dal suo livello di idratazione. La trasmissibilità è comunque modesta, poiché lo spessore di queste lenti influisce negativamente verso l'apporto di ossigeno all'epitelio corneale. Le lenti morbide di ultima generazione, in gel con media-alta idratazione, sopperisce a queste limitazioni agendo proprio sugli spessori. Queste sono le lenti disposable, o a cambio frequente, attualmente le più commercializzate. Le lenti monouso permettono di eliminare il rischio di accumulo di depositi. Vengono cambiate ogni giorno (giornaliere) oppure esistono: quindicinali, o mensili (hanno bisogno di manutenzione ordinaria, conservanti o saponi).[modifica] ManutenzioneLa manutenzione della lente a contatto ha lo scopo di mantenere integre nel tempo le caratteristiche chimico-fisiche del materiale.[modifica] Lenti rigideLa manutenzione ordinaria di queste lenti si divide in diversi processi:Pulizia Disinfezione Risciacquo Lubrificazione [modifica] PuliziaL'azione di pulizia è essenziale per la rimozione dalla superficie della lente di muco e cosmetici, e precede l'azione disinfettante della stessa. La presenza di questi composti diminuisce l'effetto di disinfezione effettuato posteriormente, diminuisce la bagnabilità del materiale ed il comfort d'utilizzo.Gli agenti pulenti possono essere di natura anionica, nonionica o anfotera. I secondi sono i tensioattivi maggiormente utilizzati, per la loro caratteristica di emulsionare i lipidi, solubilizzando i depositi e rimuovendo i contaminanti presenti nella lacrima.[modifica] DisinfezioneL'azione di disinfezione ha come scopo principale il prevenire uno stato patologico iniziale proveniente da un agente eziologico presente sulla superficie della lente a contatto.Le soluzioni utilizzate per la disinfezione sono composte da uno o più antisettici, quali il benzalconio, il thimerosal e la clorexidina, e da un chelante, quale l' EDTA.[modifica] RisciacquoL'azione di risciacquo ha la funzione di eliminare gli scarti provenienti dall'azione di disinfezione, mantenere la bagnabilità della superficie e svolgere ruolo di tampone, ovvero di mantenere il livello del PH su valori neutri o lievemente basici (intervallo PH=7,0/7,4). Le soluzioni utilizzate sono prevalentemente saline.[modifica] LubrificazioneL'azione di lubrificazione è necessaria per mantenere l' idrofilia del materiale, essenzialmente idrofobo. L'azione di ricopertura del film lacrimale protegge inoltre la superficie della lente durante l'applicazione, prevenendo la trasmissione dalle dita di depositi sebacei.I componenti maggiormente utilizzati come agenti umettanti sono l' alcool polivinilico, l' ossido di polietilene, l' idrossietilcellulosa e la metil-cellulosa.[modifica] Vantaggi delle lenti a contatto rispetto agli occhialiRaffronto lenti a contatto morbide e rigide. MORBIDE RIGIDE Bassa ametropia Ametropia elevata Cornea regolare Cornea irregolare Forte midriasi Richiesta di alta trasmissibilità all'ossigeno Buona lacrimazione Scarsa lacrimazione Uso giornaliero saltuario Uso giornaliero permanente Attività sportiva Uso sedentario Assenza di patologia corneale Cheratocono Ipersensibilità alle lenti rigide Scarsa visione con lenti morbide Astigmatismo medio-basso Astigmatismo medio e alto OrtocheratologiaDa Wikipedia, l'enciclopedia libera.Vai a: Navigazione, cerca Le informazioni qui riportate hanno solo un fine illustrativo: non sono riferibili né a prescrizioni né a consigli medici - Leggi il disclaimer Si dice ortocheratologia la correzione di alcuni difetti visivi (ad esempio miopia ed astigmatismo) mediante particolari lenti a contatto rigide che modificano la curvatura della superficie corneale. Dato che la nuova forma acquisita dall'occhio, seppur temporanea, può essere mantenuta anche per più ore senza lenti, queste vengono solitamente indossate durante la notte per evitare l'utilizzo di protesi quali occhiali o lenti a contatto normali durante il giorno.In questo senso l'ortocheratologia può essere considerata un'alternativa all'operazione col laser, ma molto meno rischiosa in quanto è possibile tornare alla situazione precedente l'adozione della terapia semplicemente smettendo di mettere le lenti a contatto.L'ortocheratologia moderna è tuttavia ancora relativamente giovane, quindi non se ne conoscono con assoluta certezza tutti i possibili effetti dannosi a lungo termine o le controindicazione, pertanto molti esperti sono scettici al riguardo se non aperti detrattori.Lo pterigio è una malattia della superficie dell'occhio determinata da una esuberante crescita della congiuntiva sulla cornea. Si differenza dalla pinguecola per la caratteristica di quest'ultima di non invadere la cornea, particolarità tipica invece dello pterigio.Tale patologia risulta molto lenta nella crescita e si presenta con maggior frequenza negli adulti con più di 50 anni. La compartecipazione di altre patologie locoregionali o sistemiche non sembra esser rilevante. Nei paesi tropicali l'età di comparsa è sensibilmente anticipata e si presenta frequentemente in maniera bilaterale.Necessita di trattamento chirurgico solamente quando determina alterazioni della capacità visiva. Il trattamento post operatorio consiste in terapia locale antibiotico-steroidea per un periodo di circa un mese. Il ritorno alla vita sociale è immediato.SaccadeDa Wikipedia, l'enciclopedia libera.Vai a: Navigazione, cerca Questa voce di medicina è solo un abbozzo: contribuisci a migliorarla secondo le convenzioni di Wikipedia. Le informazioni qui riportate hanno solo un fine illustrativo: non sono riferibili né a prescrizioni né a consigli medici - Leggi il disclaimer La saccade è un movimento brusco dell'occhio, che permette di spostare la fissazione da un punto all'altro. Velocità molto elevata, sino a 400°/s con latenza di 0,2s. Maggiore è l'entità della saccade, minore è la precisione nel movimento.Indice [nascondi]1 Origine 2 Manifestazione 3 Appartenenza 4 Voci correlate [modifica] OrigineLe saccadi originano probabilmente dal lobo frontale controlaterale della corteccia, nella zona ottico-motoria, area VIII di Brodmann.[modifica] ManifestazioneDeputata al sistema motorio oculare, la saccade viene generata attraverso alcuni passaggi fissi:Oggetto individuato dall'apparato visivo Valutazione della localizzazione spaziale rispetto alla fovea Sospensione momentanea della percezione visiva Manifestazione della saccade Verifica della posizione della fissazione Tonaca fibrosaDa Wikipedia, l'enciclopedia libera.Vai a: Navigazione, cerca Questa voce di medicina è solo un abbozzo: contribuisci a migliorarla secondo le convenzioni di